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LA VERTIGINE PAROSSISTICA POSIZIONALE BENIGNA
B. GIANNONI, P.VANNUCCHI, P. PARADISO e P. PAGNINI
Cattedra di Audiologia - Università degli Studi di Firenze
INTRODUZIONE
La Vertigine Parossistica Posizionale Benigna (VPPB) è la patologia che più
frequentemente colpisce il labirinto, cioè quella parte dell'orecchio interno che è
deputata al mantenimento dell'equilibrio.
Si tratta di un'affezione ad andamento benigno che può manifestarsi in soggetti di tutte le
età (anche se col progredire dell'età la sua incidenza diventa maggiore), ed ha una
frequenza leggermente più elevata nel sesso femminile.
E' causata da un disturbo meccanico del labirinto e può essere trattata con successo con
terapie di tipo fisico eseguite dal medico o dal terapista, talora rendendosi utile anche una
fisioterapia fatta dallo stesso paziente a domicilio.
Questa patologia ha, nelle sue forme più tipiche, alcune caratteristiche talmente peculiari
che la rendono inconfondibile, al medico, ancora in fase di anamnesi, ma spesso anche al paziente
attento o divenuto esperto, perchè ormai non più alla prima esperienza di vertigini.
QUADRO CLINICO
La VPP è tipicamente caratterizzata da crisi di vertigini rotatorie oggettive, cioè
così intense da far percepire al paziente un senso di rotazione dell'ambiente esterno,
associate a sintomi quali nausea, vomito, sudorazione fredda e talora anche diarrea.
La vertigine è "posizionale" in quanto le crisi si ripetono ogni volta che il
paziente esegue particolari movimenti del capo. L'esordio della vertigine è, nella maggior
parte dei casi, mattutino o notturno, al momento di mettersi seduti o di coricarsi o anche di girarsi
nel letto. Il rapporto con il letto è quasi una costante, tanto che il paziente con VPP
racconta quasi sempre di stare meglio in posizione eretta. Altri movimenti tipici con i quali si
può scatenare la vertigine sono quelli di alzare e flettere all'indietro la testa o di girarla
bruscamente, l'atto di chinarsi per raccogliere qualcosa o di allacciarsi le scarpe.
La violenza delle crisi vertiginose induce i pazienti a ridurre, spesso inconsciamente, i movimenti
della testa e del corpo in modo da attenuare il più possibile i sintomi. I soggetti affetti da
questo tipo di vertigine sono, infatti, spesso traditi da un atteggiamento particolare: mantengono il
collo irrigidito, mettono molta cautela nell'eseguire i movimenti, raccontano di essere costretti a
dormire con due guanciali.
Ciascuna vertigine ha un esordio brusco, improvviso, una durata limitata (secondi-1 minuto) e si
esaurisce, altrettanto improvvisamente, come è cominciata, se il paziente rimane immobile nella
posizione assunta.
Il nome "parossistica" deriva dal particolare andamento di ciascuna crisi posizionale:
l'intensità della vertigine, infatti, aumenta rapidamente, raggiunge un suo massimo e si
mantiene tale per alcuni secondi, per poi rapidamente decresce fino a scomparire, ancora rapidamente.
Altri tipi di vertigine possono avere rapporto con l'assunzione di certe posizioni, ma non hanno
questo particolare andamento.
L'evoluzione naturale della VPP può essere quella della regressione spontanea delle crisi di
vertigine: la guarigione può avvenire in un periodo di tempo variabile, da alcuni giorni a mesi.
La risoluzione della sintomatologia può, però, non intervenire, anche dopo un periodo
prolungato di tempo e le crisi vertiginose tipiche della VPP sono intense e mal sopportabili. E'
perciò opportuno in ogni caso ricorrere alla terapia.
ETIOLOGIA
L'unica causa certa della VPP sono i traumatismi cranici, anche di entità non massimale.
Per diagnosticare una VPP post-traumatica è però necessario che tra l'epoca del trauma
e quella dell'insorgenza delle crisi vertiginose posizionali vi sia un preciso rapporto di
causa/effetto, cioè la VPP deve comparire a breve distanza dall'evento traumatico.
La maggior parte delle VPP viene definita idiopatica, cioè non è riconoscibile alcuna
causa certa e la vertigine si manifesta in soggetti in apparente pieno benessere fisico.
In altri casi si può sospettare una causa chirurgica (a seguito di interventi sull'orecchio
medio nei quali si usino strumenti potenzialmente traumatici perchè vibranti) o ancora infettiva
(come esito di labirintiti virali parziali) o vascolare (labirintopatie deficitarie su base
microischemica e/o microembolica).
PATOGENESI
La VPP è dovuta ad un disturbo della meccanica del labirinto. All'interno dell'organo
dell'equilibrio esistono diverse zone sensoriali: due (per ciascun lato) deputate alla sensazione
delle accelerazioni lineari (forza di gravità, accelerazioni traslazionali) e tre (per ciascun
lato) deputate alla sensazione delle accelerazioni angolari (rotazioni orizzontali e verticali della
testa).
Le due prime aree, denominate macule, sono costituite da un gruppo di cellule sensoriali sovrastate
da microcristalli di carbonato di calcio chiamati "otoliti". Essendo questi ultimi dei corpi
pesanti, rendono le cellule sottostanti sensibili alle variazioni della forza di gravità.
Gli otoliti, durante la vita, subiscono un continuo ricambio: i vecchi vengono riassorbiti e
continuamente ne vengono prodotti dei nuovi. Se il ricambio di questi microcristalli viene alterato e
nuovi otoliti vengono prodotti in eccesso o i vecchi vengono mal riassorbiti, si può creare un
accumulo e un loro patologico distacco sotto forma di piccoli ammassi che si liberano nelle diverse
camere labirintiche.
Le altre zone nervose sensibili sono situate nei canali semicircolari, tre piccoli canalicoli ossei
riempiti di liquido e orientati nei tre piani dello spazio. Le cellule nervose che qui sentono le
accelerazioni angolari sono raggruppate in una estremità dei canali inglobate in una sostanza
gelatinosa il cui movimento, consensuale a quello dei liquidi interni, stimola le cellule nervose
stesse. Queste aree non sono dotate di corpuscoli pesanti e perciò non sono adatte alla
sensazionedella forza di gravità.
Quando si verifica un patologico distacco di otoliti può accadere che gli ammassi di questi
corpuscoli pesanti penetrino all'interno di uno dei canali semicircolari o che si depositino su una
delle aree sensoriali sopra descritte; in assenza di movimento della testa questi ammassi si
depositano e non provocano grossi sintomi, a parte una sensazione di instabilità dovuta al
distacco stesso.
Quando, invece, il paziente muove la testa sul piano del canale nel quale i detriti otolitici sono
penetrati, induce un movimento degli otoliti stessi che vanno a stimolare la zona nervosa dei canali
sollecitandola in maniera del tutto anomala. La conseguenza è una vertigine intensa, che
insorge con una breve latenza rispetto al movimento del capo, perchè questo è il tempo
necessario per il movimento degli otoliti e la conseguente anomala sollecitazione della cellule
nervose dei canali. La vertigine ha breve durata, in quanto terminato il movimento della testa,
termina anche la stimolazione.
Gli ammassi di otoliti, per motivi anatomici, penetrano più facilmente nel canale semicircolare
orientato verticalmente (CSV); in questo caso, i movimenti della testa che provocano la vertigine
sono, quindi, quelli eseguiti sul piano verticale: il coricarsi, l'alzarsi dal letto, chinarsi in
avanti, prendere gli oggetti situati su scaffali alti e così via. In casi un pò
più rari i detriti penetrano nel canale semicircolare laterale (CSL) e i movimenti che
maggiormente provocano la sintomatologia sono quelli orizzontali, come quello di ruotare la testa o
l'intero corpo nel letto.
EVOLUZIONE
In alcuni casi l'andamento naturale della malattia è quello di guarire spontaneamente,
perchè accade che gli ammassi di detriti riescono ad uscire dal canale, dopo un periodo
più o meno lungo di tempo. Durante questo periodo il paziente con VPP può riconoscere
un graduale decremento di intensità delle crisi vertiginose e anche una loro minore durata,
fino alla cessazione; in altri casi il periodo di vertigini posizionali si esaurisce da un momento
all'altro.
Vi sono però casi in cui la guarigione spontanea non avviene mai del tutto o comunque il
paziente è costretto a sopportare le vertigini posizionali per un periodo troppo lungo; è
questo, più spesso, il caso dei soggetti più anziani, poco mobili e con limitate
attività fisiche.
Il grande e rapido successo che si ottiene con le terapie fisiche, ormai ampiamente diffuse e
praticate, rende peraltro insensato non farvi ricorso, abbreviando il fastidio al paziente con VPP
che, anche se è affetto da una patologia del tutto benigna, soffre comunque di una delle vertigini
più intense che possano esistere.
E' importante pertanto che gli specialisti otorinolaringoiatri, fisiatri, ortopedici, neurologi,
oltre che, per primo, il medico di famiglia, siano al corrente dell'esistenza di questa vertigine
così comune e la sappiano riconoscere nelle sue manifestazioni sintomatologiche in modo da
poter rassicurare il paziente e, indirizzarlo allo specialista che sarà in grado di precisare
la diagnosi e di praticare la migliore terapia del caso.
TERAPIA
Dato che la VPP è provocata da un disturbo meccanico dell'organo dell'equilibrio, la terapia
causale è necessariamente di tipo fisico. Le terapie farmacologiche con antivertiginosi e con
presidi atti all'inibizione della nausea e/o del vomito possono essere usati come coadiuvanti, allo
scopo di diminuire i sintomi di accompagnamento della vertigine specie durante la fisioterapia, ma
non devono essere considerati specifici.
Le terapie fisiche della VPP sono di due tipi fondamentali. Un primo tipo prevede l'utilizzazione
delle così dette "manovre liberatorie", da eseguirsi in ambiente sanitario da un
medico o da un terapista; queste manovre non devono essere ripetute a casa e il paziente deve
tornare al controllo per verificare il successo della terapia.
Lo scopo delle manovre liberatorie
è quello di espellere l'ammasso di otoliti dal canale utilizzando pochi movimenti specifici,
che sfruttano l'accelerazione e la forza di gravità. I risultati delle manovre liberatorie sono in
molti casi estremamente soddisfacenti ed, in mani esperte, il 70-80% dei pazienti risolve il suo
problema con una seduta. Nel 20-25% dei restanti casi la guarigione si ottiene con la ripetizione di
altre manovre liberatorie.
L'alternativa è una terapia fisica che il paziente esegue a domicilio, anche più volte
al giorno, indicata dettagliatamente dal medico al momento della prima visita ed il cui successo
viene controllato a distanza di due-tre settimane. Lo scopo di questo secondo tipo di terapia è
quello di favorire la graduale dispersione e disgregazione delle particelle distaccate, mediante la
ripetizione dei movimenti scatenanti.
A parte il fatto che la guarigione si ottiene in maniera più graduale e in un periodo di
tempo maggiore, ma le terapie domiciliari sono, a nostro avviso, sempre da utilizzare in seconda
istanza a causa delle resistenze che i pazienti spesso oppongono ad autoprocurarsi le vertigini,
rischiando di non eseguire per niente, o in maniera corretta, la terapia consigliata.
Per i casi eccezionali resistenti alle terapie fisiche esiste anche la possibilità di una
terapia chirurgica che consiste nel blocco meccanico del canale semicircolare interessato. Questa
soluzione è da riservarsi ai casi di "stato vertiginoso", nei quali cioè le
vertigini sono molto intense e continue senza alcun accenno alla remissione. L'intervento chirurgico
è abbastanza invasivo e purtroppo non garantisce che nel futuro non venga interessato dalla
patologia l'altro orecchio o un altro canale nello stesso labirinto.
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