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LA MALATTIA DI MENIÈRE
Marco Manfrin, Mauro Mullace, Eugenio Mira
Istituto di Clinica Otorinolaringoiatrica - Università di Pavia e IRCCS Policlinico S. Matteo - Pavia.

CENNI STORICI
Nel 1861 Prospero Meniere (1799-1861), successore di Itard come medico capo dell’Istituto Imperiale dei sordomuti a Parigi, descrisse per primo l’entità clinica alla quale venne da allora attribuito il suo nome.
Egli definì una condizione patologica caratterizzata da improvvise e recidivanti crisi vertiginose, spesso accompagnate da nausea e vomito, associate ad ipoacusia e ad acufeni, intervallate da periodi di remissione durante i quali, almeno inizialmente, i pazienti godevano di buona salute.

DEFINIZIONE
Per malattia di Menière (MdM) si intende un'affezione idiopatica che interessa l’orecchio interno il cui sottostante meccanismo fisiopatologico è un aumento della pressione a carico dei liquidi endolinfatici, contenuti nella coclea e nel labirinto (Idrope endolinfatica).
L'esistenza dell'idrope può essere accertata solo "post mortem" dai dati istopatologici relativi all'osso temporale. La sintomatologia della MdM è caratterizzata da un insieme di sintomi quali:
  • attacchi spontanei e ricorrenti di vertigine;
  • ipoacusia;
  • ovattamento auricolare (fullness);
  • acufeni.
    L'ipoacusia, l'ovattamento auricolare e gli acufeni (sintomi cocleari) e la vertigine (sintomo vestibolare) devono essere contemporaneamente presenti durante la crisi ed interessare l'orecchio colpito (1).
    La vertigine, accompagnata da nausea e vomito, deve durare non meno di 20 minuti, sino a qualche ora (in media 4 - 5 ore) e deve presentarsi in almeno due episodi.
    Durante la crisi, è presente un movimento oculare patologico (nistagmo - Ny) spontaneo, orizzontale-rotatorio, il cui movimento rapido è diretto in un primo momento (fugace) verso l'orecchio patologico e successivamente verso l'orecchio sano.
    L'ipoacusia è di tipo percettivo (neurosensoriale) e abitualmente fluttuante nelle fasi precoci della malattia, anche se tali oscillazioni dell'udito non sono sempre presenti né necessarie per la diagnosi. Inizialmente coinvolge le frequenze gravi (250Hz-500Hz), estendendosi in seguito alle frequenze medie (1000Hz-2000Hz) ed acute (4000Hz-8000Hz) con curva piatta (pantonale).
    L'entità dell'ipoacusia consente la stadiazione della malattia in 4 gradi (Tab. 1) e deve essere accertata strumentalmente in almeno una occasione.

    STADIO PTA (dB)
    1 25
    2 26-40
    3 41-70
    4 >70

    Tab. 1. Stadiazione della MdM. La stadiazione è basata sulla media di 4 toni (media aritmetica arrotondata al numero intero più vicino) della soglia uditiva tonale a 0.5, 1, 2, e 3 KHz del peggiore audiogramma rilevato nei sei mesi precedenti l'inizio della terapia.

    L'acufene e la fullness devono essere presenti nell'orecchio patologico e rivestono carattere variabile da soggetto a soggetto.
    È molto importante che tutte le patologie in grado di manifestarsi con un quadro clinico simile alla MdM siano escluse: in particolare, i disturbi immunitari dell'orecchio interno, le neoformazioni dell'ottavo nervo cranico, le alterazioni metaboliche sistemiche e le patologie vascolari.
    La diagnosi otologica si basa sui seguenti test clinici:
    • esame audiometrico e impedenzometrico
    • esame vestibolare
    • studio dei potenziali evocati uditivi (ABR)
    • eventuale RM encefalo, regione angolo-ponto-cerebellare e condotto uditivo interno, mezzo di contrasto (gadolinio)
    L'evoluzione, la cui durata è imprevedibile e imprognosticabile, è caratterizzata da una progressiva riduzione delle crisi vertiginose che vengono sostituite da una instabilità continua.
    L'ipoacusia raggiunge gradi elevati, senza più fluttuazioni e si associa ad una povera discriminazione vocale, con abbassamento della soglia del fastidio (recruitment). La MdM è generalmente monolaterale, ma in una percentuale variabile tra il 5 e il 46% dei casi può diventare bilaterale (2).
    Epidemiologicamente, l'incidenza varia tra i 3,7 e i 46 nuovi casi ogni 100.000 abitanti per anno, differendo molto nelle casistiche per disomogeneità diagnostica. In Italia l'incidenza calcolata è di 8,2 per 100.000, cifra che pecca per difetto (3). Non sembra esservi una differenza statisticamente significativa tra i sessi, mentre l'età maggiormente colpita varia tra i 40 e i 60 anni (4).
    È possibile identificare alcune varianti cliniche in base a criteri sintomatologici o alla successione temporale della comparsa dei sintomi.

    Esse comprendono:

  • la MdM vestibolare: forma clinica caratterizzata dai soli attacchi vertiginosi di tipo menierico (durata) senza i sintomi cocleari associati. Spesso precede di qualche anno la comparsa della malattia conclamata.
    Pone problemi di diagnosi differenziale con altre vestibolopatie ricorrenti;
  • la MdM cocleare: forma clinica caratterizzata da ipoacusia, fullness e acufeni, con le stesse caratteristiche audiologiche descritte nella malattia classica, senza crisi vertiginose. Analogamente alla forma vestibolare può precedere la forma conclamata. Pone problemi con altre patologie cocleari ad andamento più o meno fluttuante;
  • la sindrome di Lermoyez: definita come "la vertigine che fa udire" è caratterizzata dalla comparsa di ipoacusia, seguita dopo un periodo variabile da una vertigine di tipo menierico durante la quale migliora l'udito;
  • la sindrome di Tumarkin (variante otolitica): forma clinica tardiva della MdM in cui il paziente va incontro a episodi di "drop attack", con caduta a terra, senza perdita di coscienza;
  • la sindrome di Ohresser: quadro clinico di MdM ad insorgenza pre o perimestruale;
  • l'idrope endolinfatica ritardata: manifestazione clinica contrassegnata da crisi vertiginose di tipo menierico insorgenti in un soggetto già affetto da anacusia di vecchia data. L'idrope può colpire l'orecchio anacusico o quello controlaterale, con un intervallo di tempo rispetto all’anacusia molto variabile, anche di anni.

    TERAPIA
    La terapia della MdM si avvale di presidi ortodossi (dietetici, farmacologici e chirurgici) ed eterodossi (agopuntura, psicoanalisi, bio-feedback, training autogeno): tutti sembrano ottenere risultati significativi nei confronti dei singoli sintomi della malattia, ad indicare come tale affezione mostri forti connotati di tipo psicosomatico.
    Tradizionalmente, una volta posta diagnosi di MdM, è necessario sottoporre il paziente ad una terapia medica che può essere attuata in due circostanze:
    A) :durante l'attacco acuto: si impiegano vestibolosoppressori ad azione sedativa centrale come le fenotiazine o le benzodiazepine (Diazepam). Utile anche la somministrazione di diuretici osmotici (Mannitolo e.v.: 1-2 gr. /Kg./ per tre volte die) e di anticolinergici (scopolamina transdermica).
    Più discutibile l'impiego di diuretici d'ansa (Furosemide) e dei corticosteroidi.
  • nella fase intercritica: si impiega la dieta iposodica come supporto alla terapia farmacologica che è fondamentalmente rappresentata da alte dosi di Betaistina (16mg. per 3 volte die). Non sembra altrettanto efficace l'alternanza tra Betaistina e corticosteroidi nè l'uso protratto di diuretici per os.

    La terapia dietetica e medica va mantenuta per almeno 6 mesi prima di prendere ulteriori provvedimenti.
    Se nonostante il completamento del ciclo terapeutico medico il paziente lamenta ancora sintomi, tali da causare un degrado della propria qualità di vita, occorre prendere in considerazione le seguenti soluzioni:

  • se il sintomo più importante sono le crisi vertiginose si deve optare per una terapia ablativa farmacologica (gentamicina transtimpanica - streptomicina sistemica) o chirurgica (neurectomia selettiva). Tale ulteriore decisione è a sua volta condizionata anche da altri parametri quali l'età del soggetto, la funzione uditiva e la mono o bilateralità della patologia (Tab. 2);
  • Gentamicina transtimpanica: la somministrazione può essere eseguita posizionando un catetere di silicone del diametro di 1,25 mm nella cassa timpanica in prossimità della finestra rotonda previa miringotomia nel quadrante postero-inferiore; tale catetere viene successivamente suturato alla cute al davanti del trago. E' anche possibile iniettare direttamente il farmaco attraverso la membrana del timpano con un ago sottile.
    La somministrazione viene eseguita molto lentamente e il paziente viene mantenuto in posizione supina con la testa ruotata di 45° verso l'orecchio sano per circa 30 minuti.
    Sono sufficienti basse dosi, che implicano cicli di 3 iniezioni a distanza di circa 5 giorni, eventualmente ripetibili in un tempo successivo.
    Tale metodica comporta tuttavia la possibilità di un effetto tossico anche sulla coclea, con un peggioramento uditivo significativo che varia dal 3 al 20% dei casi
  • Streptomicina sistemica: viene eseguita nel periodo iniziale in regime di ricovero, per monitorizzare quotidianamente la funzione uditiva.
    Generalmente la terapia viene effettuata per via intramuscolare 2 volte al giorno per 5 giorni la settimana, fino ad un massimo di 3 settimane.
  • Neurectomia selettiva vestibolare (sezione del nervo vestibolare): è un metodo invasivo ma efficace, che consente allo stesso tempo di conservare meglio la funzione uditiva dell'orecchio ammalato. Al nervo vestibolare si può accedere per diverse vie, venendo ciascuna preferita in base alla esperienza personale del chirurgo
    B) :se il sintomo più fastidioso è l'ipoacusia, e la malattia è bilaterale anche se di grado differente, l'unico provvedimento terapeutico è la protesizzazione acustica, notevolmente difficoltosa in tali pazienti;
    C) :se il sintomo più importante è l'ovattamento auricolare, in certi casi specifici può essere preso in considerazione il posizionamento di un tubo di ventilazione transtimpanico;
    D) :se il sintomo più invalidante sono gli acufeni, nessun provvedimento tradizionale è in grado di risolvere il problema. I risultati migliori si ottengono con l'agopuntura.

    Sia in seguito all'evoluzione naturale della malattia che dopo terapia ablativa spesso i pazienti lamentano una instabilità posturale costante che può essere attenuata mediante l'esecuzione di adeguati esercizi riabilitativi vestibolari.

    Età Localizzazione Funzione cocleare Opzione terapeutica
    < 60 anni Monolaterale PTA < 50 dB SDS > 50% Neurectomia vestibolare selettiva
    < 60 anni Monolaterale PTA > 50 dB SDS > 50% Neurectomia vestibolare selettiva
    o Gentamina transtimpanica a basse dosi
    > 60 anni Monolaterale PTA < 50 dB SDS > 50% Gentamina transtimpanica a basse dosi
    > 60 anni Monolaterale PTA > 50 dB SDS > 50% Gentamina transtimpanica ad alte dosi
    Indifferente Bilaterale Indifferente Streptomicina sistemica
    Indifferente Monolaterale Anacusia controlaterale Streptomicina sistemica a basse dosi
    < 60 anni Monolaterale Anacusia ipsilaterale Neurectomia vestibolare selettiva
    > 60 anni Monolaterale Anacusia ipsilaterale Gentamina transtimpanica ad alte dosi
    Indifferente Bilaterale già trattata con piene dosi di Streptomicina
    Indifferente
    Decompressione del sacco endolinfatico

    Tab. 2 Terapia ablativa nella MdM. PTA (Pure Tone Average): media aritmetica della soglia audiometrica tonale relativa alle frequenze 0.5, 1, 2, 3 KHz nell'orecchio patologico. SDS (Speech Discrimination Score): massima percentuale di discriminazione vocale, mediante l'impiego di parole.

    BIBLIOGRAFIA

  • Committee on Hearing and Equilibrium guidelines for the diagnosis and evaluation of the therapy in Meniere’s Disease. Otolaryngol. Head Neck Surg. 113: 181, 1995.
  • Tran Ba Huy P., Brette M.D., Chic M.Maladie de Menière. In: Encycl. Med. Chir. (Paris - France), Oto-rhino-laryngologie, Editions Techniques, Paris, 1989, 20205 A10 , p 9.
  • Celestino D., Ralli G.Incidence of Meniere's disease in Italy. Am. J. Otol. 12(2): 135, 1991.
  • Nuti D., Biagini C., Masini M., Celestino D. Problematiche ed aspetti epidemiologici della malattia di Menière. In: XI Giornata Italiana di Nistagmografia Clinica Ed. Formenti, Milano, 1991, p. 13.

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